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Il MIO amico ucraino conosciuto più di dieci anni fa,
Lavorava come muratore, non credo fosse più grande di me ma era enorme, alto e muscoloso. Lo chiamavano 'il russo', perchè in mezzo alle montagne qui si faceva poca distinzione tra russi, ucraini, bielorussi o polacchi.
Aveva una moglie e una figlia piccola, in Ucraina, ma si erano lasciati. E la figlia lui non riusciva mai a vederla.
La moglie, trasferitasi anch'essa in Italia, ha chiesto il divorzio e s'è rifatta una vita, e che vita, con una persona molto benestante.

Lui invece ha continuato a vivere nel suo monolocale in affitto, una specie di cascina, a guadagnare, a mandare a casa soldi alla figlia e a sua madre.
Simpaticissimo, un trascinatore: alle feste ballava, cantava, si faceva notare. Sempre pronto a dare una mano, anche a spezzarsi la schiena se serviva.

Però era, come dice Vishnya, depresso. E beveva, beveva tanto e male, e come diceva Pietro spesso non era in grado di andare al lavoro. Ma la gente, gente di paese, montanari, questo lo aveva capito e gli perdonava qualche assenza e qualche parola di troppo.

Un giorno l'hanno trovato, senza vita, in un bosco. Era andato a fare legna, per sè e per altri.
Se n'è andato così, lontano da casa, in un Paese straniero, dimenticato anche dalla figlia. Almeno finchè non ha compiuto 18 anni, quando ha potuto 'intascare' ciò che il padre le aveva lasciato da parte.

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